Direttamente da
FREE TIME, una notizia che spero possa interessare i miei lettori:
La Torino da bere e da sniffare
“Brucia la città” e sembra proprio che non sia possibile spegnere l’incendio nel nuovo libro di Giuseppe Culicchia dal titolo evocativo. Lo scenario è una Torino da bere, anzi da sniffare - la coca scorre a fiumi - irriconoscibile. Protagonisti, tre giovani strafatti di “bamba” che, tra il paradossale e il grottesco, vengono assoldati dai politici come testimonial della campagna “la droga ci fa schifo” tra notti bianche, modelle e miss. Nel libro Torino è caldissima. Come è cambiata dai tempi del suo esordio, 15 anni fa in “Tutti giù per terra”? – Quella era la Torino della fabbrica e la grande paura del protagonista era di fare la fine del padre e lavorare tutta la vita alla Fiat. Oggi invece esiste una Torino “fabbrica di eventi”. Nell’epoca post industriale si è puntato sull’intrattenimento, al posto degli operai si incontrano i creativi, le modelle. Ed è diventata la città più indebitata d’Italia dove è stato pagato 16 milioni di euro il progetto di una biblioteca che alla fine non si farà... Una città senza una identità e corrotta dalla droga. – Mi sono guardato in giro. Torino assomiglia a Milano, Londra. Basta andare ai Murazzi, in piazza Vittorio, ragazzini di 13-14 anni che sniffano, si sballano in contesti da cartolina. Come i ciclisti, ci si dopa per dare di più, per sentirsi fighi. E questo riguarda tutti, magistrati, operai, politici, adolescenti... Torino su tutte le cronache per la vicenda del Grinzane Cavour. Che ne pensa e ha mai lavorato per Giuliano Soria? – Distinguerei l’ottimo lavoro del Grinzane, dove si facevano leggere i libri ai ragazzi, dal coté giudiziario. Una volta mi hanno chiesto un racconto. Ne scrissi uno in cui dicevo che avrebbero dovuto dare un premio Grinzane ai dipendenti del Grinzane: so che lo hanno appeso in ufficio. (A.F.)